Mercoledì 15 luglio 2009
Ecco un bel ricordo di Federico Queirolo del nostro Danilo Mazzone, tratto da www.podisti.net.
Ricordando Federico Queirolo - di Danilo Mazzone
Quando corri non devi essere troppo esuberante, ma devi guardare dentro te stesso. Prima o poi arriva lei, la fatica. Quando ti parla, di solito ha parole taglienti come le lame.
Tu invece ci avevi insegnato una sorta di “incoscienza” in trance: correre senza troppi rosicamenti.
La vita, già la vita….. Quella scorre davanti, l’ìmportante è cercare di afferrarla per il lato migliore.
Si può fare sport, no? Ma non deve essere una scappatoia. Anche se vado a 3’30”, a 3’10” (andavo ) al chilometro, so che quello non è un pretesto per nascondere la testa sotto la sabbia. La Torre d’Avorio un giorno diventa di legno, l’importante è che non cada in mille pezzi e che ti travolga.
Tu adesso, dove sei? Te ne sei andato quattro anni fa. In realtà, hai salutato gli amici correndo, da lassù hai ascoltato le parole di Elio Boero nella Chiesa di Santa Zita . C’era anche “nonnino” Vittorio Medica, il padre putativo di tutte le salite che avevamo fatto insieme con Alberto Azzarini, Marco Pari, Roberto Porro: gli hai detto: “ come te in salita non c’è nessuno”. Hai dato appuntamento ad Angelo Stagnitto, che piangeva come un bambino, per uscire con quelle tipe che correvano in Corso Italia.
Ci hai salutato con un cambio dei tuoi: noi, generazione di volenterosi amatori con una virtù che rischia ogni momento di essere un vortice.
Certe volte corri leggero come una piuma, a volte sembra di guadare un torrente in piena, di camminare nel fango. Su quei sentieri, a volte pietrosi, a volte sterrati, all’ombra dei castagni,dove correvi anche tu, correremo domenica 12 a Ferrada di Moconesi, piena Val Fontanabuona, in quello che tu con ironia (qualità che è sempre più rara, adesso) chiameresti Memorial.
Ciao, Federico.